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Per i media tedeschi il falco Lindner non ha la competenza necessaria per guidare le Finanze. Buona notizia per l’Italia

Buona notizia per l’Italia. I media tedeschi hanno messo nel mirino Christian Lindner, 42 anni, leader del partito liberale, che fin dall’inizio delle trattative con la Spd (socialdemocratici) e i Verdi per formare il nuovo governo non ha mai fatto mistero di ambire alla poltrona di ministro delle Finanze. Un ruolo di grande potere in Germania, secondo per importanza nell’esecutivo soltanto al cancelliere. Per questo, i media più autorevoli hanno cominciato a porre delle domande: è un’ambizione giustificata, quella di Lindner? Ne ha la competenza necessaria? Siamo sicuri che sia l’uomo giusto? Le risposte, al limite della stroncatura, hanno fatto crollare di colpo le quotazioni dell’aspirante ministro, con inevitabili riflessi sulle trattative per formare il nuovo governo, in corso da settimane.

Quale sia, in tutto questo, la buona notizia per l’Italia, è presto detto: Lindner, da falco ordoliberista, durante la campagna elettorale si è detto più volte favorevole al ripristino del patto di stabilità in Europa (60% debito-pil; 3% deficit-pil), severità giustificata, a suo avviso, dal fatto che paesi come l’Italia (citata più volte come modello negativo) hanno un debito troppo alto e occorre impedire che ne facciano di più. Sul tema, in vista della ripresa post-pandemia, è in corso un dibattito in sede Ue, e perfino un altro falco tedesco come Klaus Regling, direttore del Mes, ha appena ammesso che il limite del 60% debito-pil è troppo basso, e andrebbe portato al 100%, lasciando invariato il 3% sul deficit/pil. Morale: l’eventuale esclusione di Lindner dalla carica di ministro delle Finanze, oltre ad agevolare le trattative in sede Ue, consentirebbe all’Italia di non avere a Berlino un ministro ostile nel nuovo governo.

I punti deboli dell’autocandidatura di Lindner sono stati messi a fuoco dai media sotto ogni profilo. Punto primo: l’esperienza politica. Di solito, prima di arrivare a guidare il ministero delle Finanze, i politici tedeschi hanno alle spalle una discreta esperienza come amministratori: sindaco, governatore regionale o ministro in un altro dicastero. È stato così per Peer Steinbruck, Wolfgang Schäuble e Olaf Scholz. Ben diversa la carriera politica di Lindner: dopo la laurea in scienze politiche, ha lavorato soprattutto come funzionario di partito o deputato, ma non è mai stato sindaco, né ministro, e neppure viceministro. Non ha mai amministrato nulla, sottolineano i media. Come si può affidargli il budget del governo, che è salito a 500 miliardi di euro a seguito delle maggiori spese per fare fronte alla pandemia?

Punto due: la competenza economica. Lindner si è presentato agli elettori come un campione della libertà d’impresa, e sé stesso come abile imprenditore. Ma il suo unico e vero successo, per i media tedeschi e per Politico che si è unito al coro dei critici, è stato il marketing a favore del suo partito, di cui è diventato leader nel 2017, pochi anni dopo che l’Fdp non era neppure riuscito a entrare nel parlamento, e lui non solo ce lo ha riportato, ma ne ha fatto un candidato al governo. Il tutto con abilità oratoria, nei comizi e nei talk-show tv, dove negli ultimi anni Lindner era come il prezzemolo, invitato dovunque per far salire gli ascolti criticando tutto e tutti.

Molto meno bravo, invece, come imprenditore. Fin da giovane, prima ancora che prendesse la guida del Fdp, l’abilità oratoria in pubblico e le frequenti apparizioni in tv ne avevano fatto un invitato fisso nei convegni economici, organizzati da banche, assicurazioni e associazioni imprenditoriali. Così, oltre allo stipendio da deputato, Lindner avrebbe incassato altri 470mila euro, gestiti tramite due società di consulenza, di cui si è sempre vantato come imprenditore di successo. Ma i media, scavando nei bilanci, hanno scoperto che solo la prima società di consulenza, la PR, è andata bene, mentre la seconda, Moomax, una dot.com che ha co-fondato nel 2000, pur avendo ricevuto due milioni di finanziamento dal fondo di venture capital sponsorizzato dal governo, è fallita prima di decollare, costringendo Lindner a dimettersi dopo un anno.

La cosa non è sfuggita a un avversario politico, che gliel’ha rinfacciata durante un dibattito pubblico. Uno scontro immortalato da un video virale, in cui Lindner si difende con un tono tra infuriato e offeso: «Non si dovrebbero stigmatizzare i pionieri per il resto della loro vita a causa di un fallimento».

Quel fallimento, tuttavia, è stato citato, sia pure tra le righe, anche in un editoriale su Die Zeit, firmato pochi giorni fa da Joseph Stiglitz, Nobel per l’economia, e da Adam Toose, storico della Columbia University: «L’ultima cosa di cui la Germania e l’Europa hanno bisogno è un politico alla guida del ministero delle Finanze di Berlino, che lo tratti come una piattaforma da cui far volare i colori fiscali conservatori del suo partito». Con ironia mista a insolita durezza, l’editoriale afferma: «L’agenda della politica finanziaria del Fdp e di Lindner è solo un accumulo di clichè conservatori, soprattutto degli anni Novanta. Sarebbe un errore esaudire il desiderio di Lindner. La Germania e l’Europa non possono permettersi questo crash-test. Il grande pericolo per l’Europa non è l’interferenza di troll su internet, ma l’applicazione nel momento sbagliato di una disciplina di bilancio inadeguata. Questa opzione sarebbe catastrofica per la Germania e i paesi del Nord. E i populisti italiani non potrebbero sperare di meglio che ingaggiare una contrapposizione pubblica con il ministero delle Finanze tedesco, che sarebbe fatale per l’Italia e un male per l’Europa e la Germania».

Source

“https://www.italiaoggi.it/news/per-i-media-tedeschi-il-falco-lindner-non-ha-la-competenza-necessaria-per-guidare-le-finanze-buona-notizia-2539921”
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