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Con la sentenza n. 27952, depositata ieri, 14 ottobre 2021, la Corte di Cassazione si è pronunciata per la prima volta, a quanto ci consta, in ordine al trattamento fiscale da riservare al costo di acquisto dei terreni adibiti a discarica o a cava. Il caso di specie atteneva, in particolare, a una società esercente attività di estrazione e lavorazione di pietra lavica, produzione e messa in opera di conglomerati bituminosi e cementizi, nonché gestione di una discarica di rifiuti inerti non pericolosi. La Suprema Corte ha affermato che, per la natura peculiare dei terreni adibiti a discarica o a cava, non può escludersi, in assoluto, il riconoscimento di qualsivoglia possibilità di deduzione dei relativi costi di acquisto, sulla base della considerazione che i terreni, di per sé, non sono suscettibili di deperimento. Infatti, tale considerazione vale a escludere, di per sé, l’applicazione della disciplina di cui all’art. 102 comma 2 del TUIR, come d’altronde confermato indirettamente dalla tabella dei coefficienti di ammortamento di cui al DM 31 dicembre 1988 (ove non è contemplata una voce “terreni” per nessun settore di attività, salvo prevedere specifiche voci, tutte con aliquota dell’1%, per i terreni adibiti a piste di atterraggio, moli, linee e servizi ferroviari, autostrade), ma non preclude la ricerca, sul piano fiscale, di un diverso riferimento normativo al riconoscimento, a determinate condizioni, della deducibilità dei suddetti costi. Posto che solo in ipotesi assolutamente eccezionali (come quella del terreno destinato alla collocazione di impianti di distribuzioni di carburanti) è stato riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. SS.UU. n. 10225/2017) che il terreno, facente parte di un insieme unitario di beni (stazione di servizio, chioschi, colonnine, ecc.), possa usufruire della medesima disciplina dell’ammortamento a essi riferita, va dunque esaminato in che termini possa essere riconosciuta la deducibilità dei costi riferiti a quei terreni la cui destinazione, in relazione all’oggetto sociale, sia certamente strumentale all’esercizio dell’attività d’impresa, ma i cui costi d’acquisto non siano di per sé ammortizzabili in relazione all’art. 102 TUIR e al DM 31 dicembre 1988. Infatti, sia i terreni adibiti a discarica, sia quelli destinati a cava, hanno una limitata, nel tempo, possibilità di sfruttamento in ragione del riempimento della cavità destinata a discarica, per i primi, e dell’esaurimento del materiale suscettibile di estrazione, per i secondi. Con specifico riferimento al terreno destinato a cava, la Cassazione ha affermato che la determinazione dei costi deducibili in base al coefficiente di ammortamento dell’8%, previsto dal DM 31 dicembre 1988 limitatamente alle industrie manifatturiere dei minerali non metalliferi (gruppo VIII), che svolgono l’attività di fabbricazione di cemento (specie 4ª/b), risulta illegittima. Tale aliquota è, infatti, da intendersi comunque riferita ai fabbricati che insistono sull’area adibita a cava, cioè all’estrazione di materiale inerte. Ciò che può essere portato in deduzione nell’anno di riferimento – rapportato il deperimento alla capacità di sfruttamento del terreno – è, dunque, la quota di costo in proporzione alla quantità di prodotto scavata nell’anno ex art. 108 comma 3 (ora art. 108 comma 1) del TUIR, secondo cui le spese relative a più esercizi “sono deducibili nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio”. Peraltro, già in passato la Corte (Cass. n. 8344/2006) aveva chiarito, con riferimento a terreni acquistati per essere adibiti all’estrazione di materiale di cava, che la ripartizione pluriennale dei costi non poteva avvenire, sic et simpliciter, applicandosi i criteri legali stabiliti per gli ammortamenti, dovendo l’impresa indicare specifici criteri commisurati alla durata dell’utilità del bene, al fine di stabilire la quota di costo imputabile a ciascun esercizio. In definitiva, secondo la sentenza pubblicata ieri, i costi di acquisto dei terreni adibiti a discarica o a cava non sono suscettibili di deduzione secondo i criteri previsti dalla disciplina in tema di ammortamento di beni materiali di cui all’art. 102 del TUIR, ma in relazione alla ripartizione delle spese relative a più esercizi di cui all’art. 108 comma 3 (ora art. 108 comma 1) del TUIR, dovendo l’impresa indicare i criteri per la determinazione della quota di costo imputabile all’esercizio di riferimento. In particolare, per i terreni adibiti a discarica, la quota di costo deve essere determinata in relazione alle spese per la predisposizione del sito all’uso in questione, nonché per il ripristino ambientale incidenti per l’anno di riferimento, mentre, per i terreni adibiti a cava, la quota di costo del terreno deve essere determinata in proporzione alla quantità di prodotto scavato nell’anno.

15 ottobre 2021 / Silvia LATORRACA

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“https://www.eutekne.info/Sezioni/Sezione_fisco.aspx?IDSezione=5”
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