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Il futuro della Germania e le ricadute sull’Italia

Elezioni tedesche come previsto: avanti di misura i socialdemocratici, grande arretramento della Csu-Cdu, liberali (che in Germania stanno a destra) e verdi (questi meno del previsto) in avanti, la sinistra fuori dal parlamento (se non per una presenza simbolica). La destra estrema ferma al 10 percento. Adesso si avvierà una lunga trattativa trasversale per la formazione di un governo, con speranza di chiudere prima di Natale. D’altronde i tedeschi hanno incorporato nella loro cultura la precisione giuridica e di linguaggio. Il “patti chiari, amicizia lunga” per i tedeschi è un’eredità genetica.

La vera domanda è il “come finirà”. Non con una convergenza a sinistra per la mancanza dei numeri in parlamento; assai più probabile con una convergenza sinistra-centro. La nuova questione è: al centro staranno i liberali oppure (ancora una volta) la Csu-Cdu? La differenza non è banale, i liberali sono un partito conservatore e laico, che pensa alla Germania come ad una grande Svizzera, neutralista sul piano internazionale e rigorosa sul piano della politica economica. La Csu-Cdu è invece un partito conservatore, moderato, con l’esperienza diretta di governare la complessità degli ultimi 15 anni.
 

La Germania è troppo grande (anzitutto per la sua forza economica) per potersi chiamare fuori dalla leadership europea. Ed è anche troppo integrata nell’economia europea (in particolare con l’Italia). Deve affrontare tanti suoi problemi interni, a partire dalla riforma delle pensioni, dall’integrazione degli immigrati (indispensabili per sostenere il proprio sistema industriale), dal suo rapporto privilegiato con la Russia. 
Dalla Germania ci si aspetta anche un contributo sostanziale sul futuro dell’Europa: dal suo ruolo nella Nato del futuro (dopo la nascita dell’alleanza Aukus per fronteggiare l’espansionismo cinese); dal rapporto dell’Europa con la Cina (che si sta accaparrando l’Africa – dove regala campi di calcio in cambio di terreno coltivabile – dirottando i suoi abitanti in Europa). 
Dalla Germania ci sia aspetta una parola forte nei riguardi dei paesi dell’Est europeo, dove alcuni capisaldi della democrazia (come l’indipendenza della magistratura dal potere esecutivo) sono messi a rischio. 
La Germania è poi azionista di maggioranza della Banca centrale europea, con naturale potere di veto. Il “whatever it takes” di Draghi (con il consenso preventivo della Merkel) ha cambiato la politica della Banca, e ha rilanciato un salto di qualità nelle sue funzioni operative. 
Senza quell’intervento perentorio, oggi non avremmo il Next Generation Fund per il rilancio degli investimenti (il nostro Pnrr). E i problemi non si esauriscono qua. 
C’è il finanziamento della prossima transizione climatica, che comporta una quantità d’investimenti, obiettivamente non sostenibili dalle singole imprese e dagli stati in via autonoma.
Per la transizione climatica solo una raccolta di fondi che passi attraverso l’intermediazione (la credibilità e le garanzie) della Banca centrale europea può assicurare tassi d’interesse al minimo possibile.
Infine, non possiamo trascurare che un aiuto alla soluzione politica per la formazione del governo deve venire anzitutto anche dal di fuori della Germania. 
In particolare dall’Italia, che con il suo enorme debito pubblico rappresenta l’anello più debole della catena europea.

Impiegare al meglio le risorse del Pnrr e avviare un piano di rientro dal debito attuale (naturalmente nel lungo periodo), sono il compito ineludibile della nostra politica. Non c’è spazio per calcoli elettorali spiccioli.
Se l’Italia non avvia un processo di riduzione del debito, si dà una mano decisiva ai paesi frugali per bloccare l’espansione dell’operatività della Banca centrale europea sui mercati finanziari.
 Questo vuol dire di conseguenza bloccare, per mancanza di finanziamenti, il nostro processo di transizione verso un’economia più sostenibile; a danno naturalmente delle nostre generazioni più giovani, che si ritroveranno un sistema economico frammentato e indebolito in un ambiente più inquinato.   

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“https://www.gazzettadiparma.it/editoriale/2021/09/28/news/il_futuro_della_germania_e_le_ricadute_sull_italia-6521314/”
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