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UNA MASCHERINA PER L’ECONOMIA Andrea Puccetti (nella foto) Con la crisi sanitaria e il crollo delle borse abbiamo assistito agli annunci delle banche centrali di una vigorosa azione di politica monetaria espansiva. È una primissima e indispensabile mascherina protettiva per l’economia volta a garantire al sistema la liquidità. Restituisce fiducia ai mercati nel caos che la drammatica crisi sanitaria sta generando su scala planetaria. Ma non è sufficiente. Prestiti a famiglie e imprese che necessitano di ulteriore liquidità devono essere immediati, altrimenti alla tragica crisi sanitaria ed economica seguirà una recessione profonda dovuta alla perdita di realtà produttive. E non ce lo possiamo permettere. Il contesto economico era già fortemente indebolito da un 2019 che ci ha lasciato in dote tutte le sue turbolenze e incertezze sul fronte internazionale. Nel 2019 non è stato semplice fare scelte di investimento di lungo periodo e ci trovavamo già in uno scenario di crescita piatta. La frenata della Germania, il nostro primo mercato di sbocco, aveva già prodotto prima dello scoppio della epidemia, un impatto diretto e rilevante per molti settori italiani e la politica commerciale americana, con la guerra dei dazi e il calo degli scambi internazionali, ha completato il quadro problematico del nostro export. Ci sono infine le incertezze legate ad alcuni paesi, come la Turchia, e le tensioni addensate intorno al Medio Oriente, l’Iran. In sostanza il sovrapporsi dei due contesti, precedente e attuale, l’incertezza di tante variabili, in primis la durata della pandemia, genera una sorta di tempesta perfetta sulla finanza e sulla economia, non sono mai la stessa cosa ma sappiamo quanto sono terribilmente correlate. Per questo non occorre fare l’elenco dei settori maggiormente colpiti, perché tutti lo siamo, nessuna azienda neppure la più florida può resistere a lungo perdendo fatturato. Taglio dei tassi di interesse, ossigeno alle banche tramite un massiccio acquisto di titoli sui mercati finanziari e una decisa riduzione dei requisiti di capitale minimo per gli istituti di credito, un alleggerimento questo deciso dalla Vigilanza bancaria della Bce presieduta dall’italiano Andrea Enria, sono tutte misure che insieme valgono tantissimi miliardi di euro per assorbire le perdite. Si tratta di misure forti ed eccezionali ma perché si traducano in risultati concreti occorre che si faccia presto. Utilizzare le medesime risorse in modo rapido o lento farà la differenza. In tal senso l’azione coordinata Governo Banche con l’importante accordo ABI sulla moratoria dei prestiti, e le misure specifiche del decreto Cura Italia vanno a mio avviso nella direzione giusta e per questo raccolgano un plauso dalle nostre associazioni di categoria. Ma vanno attuate con vigore, rapidità, coraggio, ancora una volta la sfida è politica occorre una forte azione attuativa conseguente al decreto. Impedire a tutti i costi la chiusura delle aziende, dei negozi, delle tantissime partite IVA, nostra spina dorsale, impedire la perdita dei posti di lavoro, di ogni singolo posto di lavoro. Ho salutato con grande soddisfazione l’adozione da parte del governo di una misura indispensabile: la sospensione delle procedure di licenziamento. Auspico che sia presa un’altra misura altrettanto forte, già presente nel dibattito politico tedesco, ovvero la sospensione dei fallimenti. Licenziamenti e fallimenti, possono assestare ad un corpo infettato quale è la nostra economia un colpo fatale i cui effetti si ripercuoterebbero a lungo in termini di recessione, ed è importante applicare anche a questi meccanismi una sorta di mascherina protettiva dal contagio. Un’altra mascherina per la nostra economia, altrettanto importante, è la vigilanza ed eventuale protezione da parte dello Stato, quale estrema ratio, di settori strategici dell’economia, di quei gioielli nazionali che dovessero divenire facile preda dei mercati. Il più presto possibile dovrà infine essere varata un’azione di stimolo alla crescita con un massiccio piano di investimenti. La stanno annunciando in modo roboante Stati Uniti e Germania, con l’impiego di centinaia di miliardi di dollari e di euro. Rilanciare il ruolo del settore pubblico, rafforzare le istituzioni accelerando con vigore, rapidità e coraggio la confederazione degli stati membri. Penso in primis al superamento della trappola dei veti e del voto all’unanimità, a una riforma del sistema nel senso di una maggioranza più semplice da trovare, principio cardine di tutti gli organi direttivi, di tutte le governance, politiche ed economiche di questo mondo, che vogliono definirsi democratiche ma anche essere efficienti ed efficaci. Se per le misure di politica monetaria espansiva stiamo ricorrendo a strumenti già esistenti e in parte rodati durante le precedenti crisi finanziarie, così non è per gli strumenti che dovremo adottare per il rilancio delle politiche comunitarie di investimento. Quel “whatever it takes” di Mario Draghi dovrà estendersi agli investimenti. Proprio quel “whatever it takes” che resterà nei manuali della storia della politica monetaria quanto, temo, altre improvvide “gaffes”. In queste ore ha posto rimedio al tracollo dei mercati solo l’esistenza di scudi protettivi voluti proprio dall’italiano Mario Draghi quali il Quantitative Easing o il dibattito avanzato sul Fondo Salva Stati, quest’ultimo tanto bistrattato da certa malsana propaganda politica, se non dalle vere e proprie bufale circolate in questi giorni. (30 Marzo 2020)


UNA MASCHERINA PER L’ECONOMIA Andrea Puccetti (nella foto) Con la crisi sanitaria e il crollo delle borse abbiamo assistito agli annunci delle banche centrali di una vigorosa azione di politica monetaria espansiva. È una primissima e indispensabile mascherina protettiva per l’economia volta a garantire al sistema la liquidità. Restituisce fiducia ai mercati nel caos che la drammatica crisi sanitaria sta generando su scala planetaria. Ma non è sufficiente. Prestiti a famiglie e imprese che necessitano di ulteriore liquidità devono essere immediati, altrimenti alla tragica crisi sanitaria ed economica seguirà una recessione profonda dovuta alla perdita di realtà produttive. E non ce lo possiamo permettere. Il contesto economico era già fortemente indebolito da un 2019 che ci ha lasciato in dote tutte le sue turbolenze e incertezze sul fronte internazionale. Nel 2019 non è stato semplice fare scelte di investimento di lungo periodo e ci trovavamo già in uno scenario di crescita piatta. La frenata della Germania, il nostro primo mercato di sbocco, aveva già prodotto prima dello scoppio della epidemia, un impatto diretto e rilevante per molti settori italiani e la politica commerciale americana, con la guerra dei dazi e il calo degli scambi internazionali, ha completato il quadro problematico del nostro export. Ci sono infine le incertezze legate ad alcuni paesi, come la Turchia, e le tensioni addensate intorno al Medio Oriente, l’Iran. In sostanza il sovrapporsi dei due contesti, precedente e attuale, l’incertezza di tante variabili, in primis la durata della pandemia, genera una sorta di tempesta perfetta sulla finanza e sulla economia, non sono mai la stessa cosa ma sappiamo quanto sono terribilmente correlate. Per questo non occorre fare l’elenco dei settori maggiormente colpiti, perché tutti lo siamo, nessuna azienda neppure la più florida può resistere a lungo perdendo fatturato. Taglio dei tassi di interesse, ossigeno alle banche tramite un massiccio acquisto di titoli sui mercati finanziari e una decisa riduzione dei requisiti di capitale minimo per gli istituti di credito, un alleggerimento questo deciso dalla Vigilanza bancaria della Bce presieduta dall’italiano Andrea Enria, sono tutte misure che insieme valgono tantissimi miliardi di euro per assorbire le perdite. Si tratta di misure forti ed eccezionali ma perché si traducano in risultati concreti occorre che si faccia presto. Utilizzare le medesime risorse in modo rapido o lento farà la differenza. In tal senso l’azione coordinata Governo Banche con l’importante accordo ABI sulla moratoria dei prestiti, e le misure specifiche del decreto Cura Italia vanno a mio avviso nella direzione giusta e per questo raccolgano un plauso dalle nostre associazioni di categoria. Ma vanno attuate con vigore, rapidità, coraggio, ancora una volta la sfida è politica occorre una forte azione attuativa conseguente al decreto. Impedire a tutti i costi la chiusura delle aziende, dei negozi, delle tantissime partite IVA, nostra spina dorsale, impedire la perdita dei posti di lavoro, di ogni singolo posto di lavoro. Ho salutato con grande soddisfazione l’adozione da parte del governo di una misura indispensabile: la sospensione delle procedure di licenziamento. Auspico che sia presa un’altra misura altrettanto forte, già presente nel dibattito politico tedesco, ovvero la sospensione dei fallimenti. Licenziamenti e fallimenti, possono assestare ad un corpo infettato quale è la nostra economia un colpo fatale i cui effetti si ripercuoterebbero a lungo in termini di recessione, ed è importante applicare anche a questi meccanismi una sorta di mascherina protettiva dal contagio. Un’altra mascherina per la nostra economia, altrettanto importante, è la vigilanza ed eventuale protezione da parte dello Stato, quale estrema ratio, di settori strategici dell’economia, di quei gioielli nazionali che dovessero divenire facile preda dei mercati. Il più presto possibile dovrà infine essere varata un’azione di stimolo alla crescita con un massiccio piano di investimenti. La stanno annunciando in modo roboante Stati Uniti e Germania, con l’impiego di centinaia di miliardi di dollari e di euro. Rilanciare il ruolo del settore pubblico, rafforzare le istituzioni accelerando con vigore, rapidità e coraggio la confederazione degli stati membri. Penso in primis al superamento della trappola dei veti e del voto all’unanimità, a una riforma del sistema nel senso di una maggioranza più semplice da trovare, principio cardine di tutti gli organi direttivi, di tutte le governance, politiche ed economiche di questo mondo, che vogliono definirsi democratiche ma anche essere efficienti ed efficaci. Se per le misure di politica monetaria espansiva stiamo ricorrendo a strumenti già esistenti e in parte rodati durante le precedenti crisi finanziarie, così non è per gli strumenti che dovremo adottare per il rilancio delle politiche comunitarie di investimento. Quel “whatever it takes” di Mario Draghi dovrà estendersi agli investimenti. Proprio quel “whatever it takes” che resterà nei manuali della storia della politica monetaria quanto, temo, altre improvvide “gaffes”. In queste ore ha posto rimedio al tracollo dei mercati solo l’esistenza di scudi protettivi voluti proprio dall’italiano Mario Draghi quali il Quantitative Easing o il dibattito avanzato sul Fondo Salva Stati, quest’ultimo tanto bistrattato da certa malsana propaganda politica, se non dalle vere e proprie bufale circolate in questi giorni. (30 Marzo 2020) | Movimento di Azione Laburista rete WordPress.com e, se in futuro cambierai idea, potrai aggiornare le tue preferenze in qualsiasi momento consultando il link Privacy presente in ogni annuncio. 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Eurobond e fondi dedicati di Andrea Andrea Puccetti, (nella foto) Emettere Eurobond, obbligazioni del debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona garantiti congiuntamente dai Paesi stessi, mi è apparsa da subito la soluzione più logica in questa emergenza. L’attuale varietà dei titoli del tesoro che ogni Stato emette in base alle proprie esigenze, determina già una diversità di costo nel finanziamento dei vari deficit. Un costo che per noi è salatissimo, il famoso spread: una vera e propria bestia nera del nostro bilancio. Infatti, noi paghiamo un interesse che è 5 o 6 volte superiore a quello, per esempio, tedesco. Paghiamo di più non per un’ingiustizia della Germania o di altri Paesi nei nostri confronti, ma per una diversa valutazione del rischio che grava sulle nostre emissioni. È un giudizio espresso dal mercato e dalle agenzie di rating, che giudicano le nostre obbligazioni più rischiose di altre. Con l’attuale sistema il costo per finanziare l’emergenza sanitaria sarà asimmetrico, ovvero più alto per quei Paesi membri UE con uno spread più sfavorevole. Questo non avverrebbe con gli Eurobond, e ciò li renderebbe uno strumento equo e solidale. Il meccanismo degli Eurobond permette di aggregare il fabbisogno finanziario dei singoli Paesi europei sotto un unico strumento garantito da tutti, un po’ (esemplificando molto) ciò che avviene con l’euro rispetto alle singole valute. Anche queste erano esposte ai differenziali di cambio con tutte le conseguenze sulle bilance commerciali, l’export e l’import, che questo determinava, non ultima l’instabilità. L’idea degli Eurobond non è nuova. L’ex presidente della Commissione europea, Jacques Delors, grande leader socialista, fu tra i suoi più forti sostenitori, e non a caso in questi giorni ha parlato di “pericolo di morte” cui sarebbe esposta la Unione Europea in mancanza di equità e solidarietà tra i Paesi membri. 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“https://movimentoazionelaburista.wordpress.com/2020/04/21/una-mascherina-per-leconomia-andrea-puccetti-nella-foto-con-la-crisi-sanitaria-e-il-crollo-delle-borse-abbiamo-assistito-agli-annunci-delle-banche-centrali-di-una/”
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